NON SOTTOVALUTARE GLI ATTRITI TRA RAGAZZI

Agosto 18, 2020

“Porta pazienza e non farci caso”. Perché sottovalutare gli effetti emotivi degli attriti tra ragazzi può essere dannoso

Porta pazienza e non farci caso”; questa è una delle tipiche frasi che un genitore può dire al proprio figlio o figlia adolescente quando sente parlare di liti o attriti con altri amici o coetanei.

Sembra una frase apparentemente innocua ma può, in realtà, avere più di un effetto negativo sui ragazzi. Gli attriti, i conflitti e gli scontri tra adolescenti possono avere una connotazione molto forte per chi li vive e possono generare emozioni forti di paura, ansia, rabbia, preoccupazione.

Facciamo un esempio: Maura da qualche mese non si parla più con la sua migliore amica Livia. Sono amiche dai tempi delle elementari, hanno fatto insieme le scuole medie e sono nella stessa classe della prima liceo scientifico. Tuttavia, Maura ha iniziato a fare amicizia anche con altre compagne e Livia si è sentita gelosa; così ha iniziato a smettere di parlare con Maura senza un motivo, si è creata un suo “gruppetto” che ha iniziato ad isolare Maura. Quest’ultima ha notato questi comportamenti e ha cercato invano una spiegazione liquidata con un generico: “è tutto ok”. La situazione va avanti e Livia inizia a fare i dispettucci a Maura, lei e le sue amiche smettono di invitarla alle feste e sghignazzano quando prende un brutto voto.

Il rischio di dare ai ragazzi soluzioni

Se Livia avesse parlato con i genitori della paura di perdere Maura, le risposte avrebbero potuto prendere direzioni diverse. Poteva seguire la risposta: “è normale che Maura si faccia altre amicizie, non prendertela, anche tu ti farai il tuo giro”; oppure la risposta: “fatti delle amiche nuove anche tu” oppure: “Maura è sempre stata così, lasciala perdere”. Cosa hanno in comune queste risposte? Sono risposte centrate sulla prescrizione, dicendo a Livia ciò deve fare, sottovalutando il suo vissuto che può essere quello di tristezza, solitudine, gelosia, senso si abbandono ecc..

Allo stesso modo, se Maura parlasse con i genitori, potrebbe sentirsi dire frasi del tipo: “porta pazienza e non farci caso” oppure: “lasciala stare”, o ancora: “ma perché non inviti anche Livia e le sue amiche alla festa di domenica?”. Anche in questo caso le risposte vanno tutte sulle soluzioni senza dare valore al vissuto.

L’importanza di ascoltare i vissuti

I ragazzi spesso non hanno bisogno di soluzioni; anche perché una persona esterna, per quanto adulta e responsabile, non potrà mai conoscere le dinamiche specifiche delle relazioni del figlio o della figlia con la rete amicale. La cosa importante, infatti, non è tanto quella di dare loro dei comportamenti “corretti” da agire nei conflitti, quanto far comprendere loro che i vissuti che sperimentano hanno un valore e non vengono sottovalutati. Parlare con Livia del suo sentirsi sola (che non vuol dire darle ragione) e con Maura del suo sentirsi esclusa (che non vuol dire darle ragione), può essere decisamente più utile del dire loro come ci si aspetti che si comportino. Perché questo? Perché nelle esperienze che vivono, o ragazzi vivono delle emozioni e le emozioni altro non sono che delle “bussole” finalizzate a orientare i nostri comportamenti nelle diverse situazioni. Così se Livia si sentirà triste, starà dicendo a se stessa che teme di perdere di la sua amica e che, forse, si sente inadeguata. Se però io genitore dirò a Livia come mi aspetto che si senta e come mi aspetto che si comporti (es. “non prendertela e fatti anche tu il tuo giro”), sto indirettamente dicendo a Livia che il suo vissuto è sbagliato o comunque non è utile; un po’ come dire: “sbagli a sentirti triste perché dovresti non farci caso e farti il tuo giro”. Ma voi riuscite a comandare un’emozione e decidere di non essere tristi quando in realtà vi sentite tristi? E quando siete arrabbiati riuscite a smettere di esserlo “a comando”?. Le emozioni arrivano e portano un messaggio; non ascoltarle non impedirà a quel messaggio di arrivare. Così Livia imparerà che la sua tristezza è “sbagliata” e deve metterla da parte; Maura imparerà che la sua preoccupazione è “esagerata” e che le sue emozioni hanno qualcosa che non vanno. Tuttavia, in adolescenza, è molto probabile che si risenta dell’influenza dei genitori; così anche se mi sento triste, arrabbiata o tradita, sceglierò di mettere da parte quei vissuti per fare ciò che i miei genitori si aspettano. Con il risultato che quelle emozioni continueranno a salire e a tormentare l’adolescente.

Come fare?

Quando i ragazzi ci parlano dei loro “dolori” non limitiamoci a sdrammatizzare o a dire loro chi ha ragione e chi ha torto nelle loro dinamiche o a dire loro cosa è giusto che facciano. Il fatto che noi ci siamo già passati non vuol dire che ci renda “detentori” di soluzioni valide per tutti.

Diamo quindi valore all’ascolto ma non nell’ottica di difendere o “compatire” ma con l’obiettivo di far sentire all’adolescente che il vissuto che porta ha un valore, non c’è nulla di strano nel provare ciò che prova e che le emozioni sono indicatori che ci parlano di come stiamo vivendo la situazione.

Chiaramente la differenza non la fanno tanto le parole che diciamo quanto il modo, l’intenzione e l’attenzione con cui le diciamo. Questo lo dico perché spesso le persone ci chiedono cosa sia giusto dire o non dire. La realtà è che la scelta delle parole è veramente secondaria rispetto ad altri aspetti: il reale interesse per l’emozione del ragazzo, la capacità di ascoltare senza giudizio l’emozione che porta e l’attenzione che prestiamo a ciò che porta senza sminuirlo. Questo non vuol dire dare ragione o appoggiare a prescindere le azioni dell’adolescente; l’ascolto è una cosa molto diversa dal dare ragione.

Quindi potrei chiedere a Livia come interpreta il fatto come Maura si stia facendo altre amiche; di fronte alla sua possibile risposta: “temo che non mi voglia più bene” possiamo essere comprensivi con la sua paura, con la sua tristezza, la sua delusione e anche la sua rabbia.

C’è una bella differenza tra dirle, ad esempio: “non te la prendere” e dirle: “capisco, hai paura che la tua amica di una vita all’improvviso smetta di volerti bene”.

A questo punto possiamo aiutarla a pensare ad altre altre possibili chiavi di lettura ad esempio chiedendo: “come mai pensi che lo stia facendo?”; “pensi che lei lo sappia che tu temi che non ti voglia più bene?”.

Allo stesso modo Maura potrà sentirsi arrabbiata per i dispetti di Livia e la sua rabbia può essere ascoltata, approfondita, vista più da vicino insieme a lei. Poi sceglierà Maura se parlare con Livia, andare avanti con nuove amicizie o agire diversamente.

AUTORE: Dott.ssa Luisa Fossati

 

Dott.ssa Luisa Fossati

Luisa Fossati psicologa del lavoro psicoterapeuta. Da oltre 10 anni si occupa di psicodiagnostica. Consulente aziendale e formatrice, aiuta le persone a definire piani di azione per la propria realizzazione personale e professionale. Lavora con le coppie per la gestione costruttiva dei conflitti. Pratictioner EMDR, si occupa di psicotraumatologia e superamento dei blocchi personali. Autrice di numerosi articoli a carattere scientifico e divulgativo.

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