NON RICONOSCO PIÙ MIO FIGLIO!

psicologo firenze non riconosco mio figlio
Novembre 5, 2020
Categoria: ADOLESCENZA

“Fino ad un anno fa avrei descritto Chiara come una ragazzina tranquilla, che andava a scuola volentieri, ogni volta che tornava a casa mi raccontava come era andata la sua giornata mentre pranzavamo. Facevamo sempre attività insieme: preparare un dolce per i nonni, andare a fare una scampagnata fuori casa, le vacanze sempre scelte a tavolino. Da quando ha compiuto 17 anni non la riconosco più! È cambiata, ogni volta che rientra da scuola mangia velocemente qualcosa e corre in camera chiudendosi dietro la porta, i dialoghi ormai sono diventati monologhi con risposte SI/NO. Una guerra continua per qualunque pretesto, dal sistemare la camera al chiederle se può aiutarci a fare qualcosa in casa ogni tanto. Non so più come sta, come va a scuola, deduco che vada bene perché i voti al momento sono buoni (ha sempre tenuto ad essere la prima della classe). Ogni scusa è buona per stare fuori da casa: le lezioni di nuoto, lo studio con le amiche, le uscite serali. È nervosa, ha sbalzi d’umore improvvisi, e se la rifa sempre con noi, ed è proprio questo che non capisco e mi fa stare male… non gli abbiamo mai fatto mancare niente! Quando eravamo giovani noi non eravamo così.”

 

Uno sconosciuto in casa mia

Questo una delle tante riflessioni che sento fare spesso a genitori preoccupati per il loro figlio adolescente che sta crescendo; si ritrovano davanti un bambino che dall’oggi al domani si è trasformato in un giovane adulto, lo definiscono “uno sconosciuto”.

Genitori impegnati con mille cose da fare, preoccupati, a volte spaventati e arrabbiati.  Tecnicamente sono davvero davanti ad una persona diversa, dal momento che il periodo dell’adolescenza è una enorme e delicata fase di trasformazione.

  • Il corpo fisiologicamente cambia e matura, e questo cambiamento è accompagnato dallo sviluppo della sessualità, dell’identità e della socialità;
  • ci si confronta con l’altro diverso da sé, si scoprono emozioni, sensazioni e pensieri nuovi;
  • l’adolescente va alla ricerca di cosa gli piace, di cosa sa o meno di se stesso, in cosa è più bravo. Si trova continuamente a confrontarsi con il mondo che lo circonda, un mondo che osserva e giudica.

 

Confronto o scontro?

Credo che l’unico punto fermo e certo che un adolescente possa avere in questo momento delicato della vita che è l’adolescenza, siano proprio le figure genitoriali. Davanti ad un mondo che giudica, ad un corpo che cambia e alla ricerca di un nuovo modo di essere le risposte possono essere rabbia, tristezza, sbalzi di umore e paura.

E queste reazioni vengono dirette verso l’unica fonte di certezza che c’è: VOI.

Voi, che li avete messi al mondo, voi che li avete consolati quando erano tristi per un brutto voto, arrabbiati per un torto subito da un amico, condiviso la loro gioia quando aprivano i regali di compleanno o di Natale.

Ma allo stesso tempo, per crearsi la loro propria identità diversa e unica, hanno anche la necessità di separarsi da voi, ricercano un’indipendenza, i propri spazi e i propri modi di fare.

L’adolescente prima agisce, poi, se allenato a farlo, inizia a pensare!

psicologo firenze non riconosco mio figlio

 

Vicini ma lontani

 Essere genitori competenti è un compito molto difficile, una strada delle volte in salita e non priva di ostacoli.

  • Provate a trovare la giusta misura tra lo stare vicini ai vostri ragazzi ma allo stesso tempo lasciateli liberi di sperimentare e conoscere il mondo è importante per la loro crescita e il vostro benessere psicologico. Fateli sbagliare!

 

  • Non cedete alle mille provocazioni che vostro figlio vi farà, mantenete ferma le vostre certezze: siete voi la parete di roccia sulla quale i vostri ragazzi avranno modo di scontrarsi e aggrapparsi in questo percorso di conoscenza che hanno intrapreso.

 

  • Date loro il giusto tempo ma anche i giusti no, cercate di conoscere questa nuova persona.

 

  • L’agitazione richiede calma, la confusione richiede chiarezza, tutto ciò arriva con il tempo, ed un giusto aiuto esterno se necessario.

 

  • Quando l’emozione della rabbia sembra prendere il sopravvento, fermatevi, respirate ed evitate lo scontro diretto. La rabbia è una reazione ad una situazione che non si comprende e non si sa leggere, e credo che imparare ad dare il giusto nome alle cose possa aiutarvi nell’essere vicini ai vostri figli.

 

  • Provate a confrontarvi con i genitori degli amici dei vostri figli, o con le vostre amicizie, vedrete che è una situazione più comune e normale di quanto pensiate!

 

Per approfondimenti scorrendo la pagina puoi scrivere direttamente alla dottoressa o utilizzare i commenti.

 AUTORE: Dott. Veronica Mariotti

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