LA NARRAZIONE DEI PICCOLI

Agosto 18, 2020
Categoria: FAMIGLIA

Tutti noi siamo in contatto con i racconti dei più piccoli. Spesso, quando sto con
loro, ascolto i loro discorsi pieni di fantasia. I fantasmi, gli orchi, i draghi e le
principesse si scontrano per poi giungere alla soluzione di un problema. L’inizio e la
fine sono simili perché sono un richiamo continuo alla serenità. Tutte le volte ho
l’impressione che i bambini sappiano che la serenità si perde per essere
consolidata e ritrovata. Il bene e il male, a metà di una storia, sono in conflitto e
verso il finale il male viene sconfitto.
I bambini mentre raccontano insegnano che un mondo migliore può esistere.
La narrazione dei più piccoli è un richiamo alla bellezza della vita. Non
importa quante battaglie dovranno essere sostenute e quanti draghi dovranno
essere uccisi. Ciò che importa è il trionfo che il bene avrà sul male. È la tranquillità
ritrovata. Per loro, il finale è sempre lo stesso, tutti continuano a vivere felici e
contenti.
La letteratura suggerisce che il contesto sociale sia da supporto all’acquisizione del
linguaggio. Un bambino apprende dal contesto circostante i processi linguistici di
base. Nella narrazione compiuta da un bambino di 6/7 anni, i codici linguistici sono
già appressi e la realtà viene modificata e riadatta per una simulazione positiva
degli eventi.
Come la letteratura scientifica suggerisce, il pensiero e il linguaggio sono in
qualche modo influenzati dal contesto sociale. Ciò che noto, stando a stretto
contatto con i più piccoli, che il contesto sociale e l’uso delle tecnologie sta
modificando profondamente il rapporto che hanno con la narrazione. La mia
esperienza mi ha permesso di notare che tutto si consuma velocemente, una puntata
ha la durata di un singolo episodio. Infatti, in alcuni cartoni, il finale arriva entro 7
minuti. Non c’è più il tempo dell’attesa o di andare il giorno dopo a scuola a
chiedere ai compagni l’evoluzione narrativa dell’episodio perso. Le nuove
tecnologie stanno cambiano, profondamente, il modo in cui i bambini si affacciano
e si rapportano con il racconto e la trama. I bambini di oggi, sono iperconnessi con
una realtà virtuale che li porta ad allontanarsi o, nel migliore dei casi, a cambiare la
modalità in cui si rapportano con loro stessi e con gli altri. Per esempio, un episodio
può essere rivisto. Non hanno più bisogno del compagno di classe che gli racconti
la puntata persa perché magari erano usciti con mamma e papà o erano dal dentista.
Non solo, le trame sono semplici e corte. Ciò che noto maggiormente è che non c’è
più il tempo dell’attesa.
Ogni quarantenne si ricorda che, in Holly e Benji, il pallone rimaneva sospeso in
aria. Nel finale di ogni partita c’era il tempo dell’attesa che tornava. Aumentava il
desiderio di tornare il giorno dopo davanti alla televisione per guardare la
conclusione. Nella pausa tra un episodio e un altro, si rafforzava il desiderio e
l’attesa, la calma con la sospensione. L’appagamento immediato non esisteva. La
sospensione di una palla, che rimaneva ferma in aria creava il desiderio, rafforzava
il senso di un tempo sospeso che era motivo di condivisione e di conversazione
con i pari.
Le nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente il modo di relazionarsi e di
comunicare tra i bambini. Spesso, nella scuola primaria assisto, sempre con
maggiore frequenza, alla difficoltà che i più piccoli hanno nel seguire la narrazione
e gli intrecci di una trama lunga. La noia è un elemento distintivo che caratterizza il
modo di approcciarsi al racconto.
Attualmente, la soluzione potrebbe essere quella di prendere spunto dal vecchio e
dal nuovo. È chiaro che i bambini sono esposti all’uso della tecnologia. I cartoni
animati sono per lo più episodici, le grandi storie non esistono più e tutto è
concentrato sulle caratteristiche dei personaggi. In questo cambiamento sociale e di
trasformazione possiamo ripensare ad un mondo che torna a raccontare ai più
piccoli delle storie un po’ più lunghe rispetto a quelle proposte dalla televisione o da
internet. Bisogna ripensare ad un mondo in cui gli stili narrativi, recenti e non, si
incontrano per definire meglio il rapporto comunicativo e di pensiero dei
bambini. Sarebbe costruttivo riprendere le lunghe narrazioni proprio per
ripristinare il senso dell’attesa, del desiderio, della tolleranza alla noia.
Vi raccomandiamo di seguire i nuovi articoli! … e contattarci per qualsiasi quesito

AUTRICI: Dot.ssa Patrizia Gentile e Dott.ssa Clarissa Chiti

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