LA DEPRESSIONE POST PARTUM

Maggio 4, 2020
Categoria: DEPRESSIONE

La depressione post partum, grave, ma ancora un po’ “Cenerentola?”

In molti sanno che esiste un testo chiamato DSM (arrivato alla sua quinta edizione) che tratta dei disturbi psicopatologici dall’A alla Z. Mi è capitato in mille occasioni di leggerlo e consultarlo, ma non avevo mai notato una semi-assenza illustre: quella della depressione post partum.
Per tutte le altre tipologie di depressione si scrivono pagine e pagine, ma questa specifica tipologia depressiva occupa solo una paginetta. Per la precisione viene inserita come sottotipo della depressione maggiore, non ha neanche uno spazio tutto suo! Tutto ciò può risultare strano se pensiamo che i primi studi su questa patologia risalgono addirittura agli anni ’60.
In questo articolo mi sembrava quindi giusto rendere un po’ giustizia a questa patologia dannosa sia per i soggetti coinvolti che per il nuovo nato … senza ovviamente dimenticare il nucleo familiare in generale. Diamole quindi un po’ lo spazio che giustamente merita!
Siamo tutti consapevoli che l’evento della nascita è universalmente considerato un evento lieto e felice. Non c’è niente di strano nel fatto che la venuta al mondo di un bel frugoletto scateni la tenerezza di tutti. In questa ottica la nascita è un po’ come il Natale: tutti felici e contenti (a meno che tu non sia un tipo strano e inopportuno!)
Per quando bello e poetico l’avvento della maternità è un fenomeno che comporta un cambiamento radicale per tutto e tutti (soprattutto la neo-mamma). Un pargoletto non è propriamente come un gattino che rivedi la sera una volta tornato da lavoro… non te la cavi insomma con una lettiera sporca e due grattini!
La maternità è l’equivalente di una bomba al fosforo sulla vita degli individui. Cambiamenti radicali, difficoltà, preoccupazioni e così via dicendo. Le richieste dei bambini sono pressanti e si mettono da parte un mucchio di bisogni che prima avevano caratterizzato la madre e la coppia.
La maternità è un forte stress psico-fisico con annesso cambiamento ormonale, non c’è da stupirsi che possa generare problematiche legate all’umore. È del tutto normale che nella fase a ridosso del parto vi sia una fase di tristezza intensa e l’umore sulle montagne russe (su e giù). Questa fase depressiva tende quasi sempre a retrocedere fino a scomparire del tutto nel giro di una settimana circa.
I problemi insorgono quando la neo-mamma non si libera in breve tempo di questa depressione. Se infatti il fenomeno si protrae potrebbe assumere le sembianze della temuta depressione post partum: tristezza, sensi di colpa, ansie, perdita di passione ed interessi e così via dicendo.
Le conseguenze a questo proposito possono essere drammatiche per il figlio: le mamme saranno infatti molto irritabili e, in certi casi, emotivamente distaccate. Partendo dal presupposto che i primi anni sono cruciali nella strutturazione della personalità dei bambini i danni nel lungo periodo potrebbero rivelarsi notevoli.
Purtroppo in molti casi ho visto la tendenza a “lasciar correre” nella speranza che passi presto il periodaccio. Non funziona così! La maretta potrebbe anche passare … ma i danni no! Molte ricerche ci confermano che figli di madri depresse presentano più problemi rispetti ad altri.
La raccomandazione è quindi la seguente: qualora la depressione post partum dovessero prolungarsi, è necessario affrontarla in primis con il medico di riferimento. Una mamma depressa sarà meno affettiva e supportiva… e ciò potrebbe avere ricadute importanti sulla relazione madre-figlio.

Dott. Matteo Marini

Coordina dal 2015 i 19 psicologi scolastici e i 4 educatori dell’associazione Sinodia. Lo staff lavora in diverse scuole di secondo grado in Toscana tanto che negli anni hanno lavorato su una popolazione di più di 15.000 studenti. Le attività prevalenti dell’associazione Sinodia sono le seguenti: gestire gli sportelli di ascolto, la peer education, gli incontri con i genitori, il bullismo ecc. E’ autore di quattro libri (Manuale di Psicologia Sgarbata, Fucking Monday, Happy Worker, Uno Psicologo alle superiori). Fa parte del gruppo di lavoro di psicologi scolastici dell’Albo degli Psicologi della Toscana nel quale ha l’opportunità di confronto costante con specialisti del settore della psicologia scolastica. Si occupa da 20 anni di formazione, sia in contesti scolastici, che privati sia in realtà complesse come il lavoro con i drop-out in situazioni problematiche di matrice familiare, di dipendenza o marginalità sociale. Insegna in Master e corsi professionali delle Università di Siena e Firenze.

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