DEPRESSIONE O TRISTEZZA?

Agosto 10, 2020
Categoria: DEPRESSIONE

“C’è qualcosa che non va ma non so cosa..”

Quante volte vi è capitato di sentirvi giù di morale senza capire il perché?

Avere la sensazione come “se vi mancasse qualcosa”?

 Quante volte ci è capitato di sentirci “giù di morale?”

Sicuramente molte! Una sensazione associata a vuoto, tristezza che potrebbe essere associata alla situazione depressiva tipica che abbiamo visto in decine di film! Mi sembra giusto chiarire di cosa parliamo se tiriamo in ballo la depressione, giusto per allontanare lo spettro di una patologia che sembra senza via d’uscita.

In psicoterapia della Gestalt (approccio psicologico in cui si privilegia l’osservazione primaria dei processi emozionali dell’individuo all’interno del proprio contesto di vita) si parla della cosiddetta “psicologia del vuoto” in termini positivi e funzionali per il recupero del benessere psicologico del paziente.

Uno degli obiettivi principali del percorso terapeutico è proprio quello di arredare il proprio vuoto interno, come se fosse una stanza all’interno della nostra mente..”.

“Arredare il proprio vuoto” significa osservare le proprie fragilità senza criticarsi né giudicarsi. Avere un’idea negativa dei propri stati di sconforto e delle sensazioni di “svuotamento” non aiuta a vivere la quotidianità.

In realtà, è un processo naturale nella vita di ogni essere umano entrare a contatto con emozioni complesse e difficili da decifrare.

Tutte le persone convivono con dei vuoti e come citava un vecchio film degli anni 90 “ognuno di noi ha come un uovosodo nella gola che non va né in sù né in giù..”.

I film Ovosodo di Paolo Virzì racconta la storia di un giovane adolescente e della sua convivenza con questo sentimento di mancanza costante.

Quindi, cosa dobbiamo fare, care ragazze quando “ci sentiamo svuotare??”

 Io vi propongo di costruire un termometro del vuoto che sappia indicarvi quanto sono profonde e marcate le emozioni/ sensazioni legate a questo stato e soprattutto se è necessario intervenire.

 

Istruzioni per l’uso:

 

  1. la metafora del termometro ci permettere di riflettere insieme sia sull’intensità dell’emozione sperimentata che sulla sua invasività;
  2. il nostro termometro va da zero a dieci (zero indica la totale assenza della percezione del vuoto e dieci quando questa sensazione ci invade completamente);
  3. è importante interrogarsi anche sulla frequenza con cui questo sentimento si presenta all’interno della nostra giornata e/o nella nostra settimana;
  4. se il punteggio attribuito è superiore al 6 c’è qualcosa che non va;
  5. se il vostro punteggio è superiore a 6 e questo accade tutti i giorni/più volte al giorno, probabilmente nella vostra vita c’è qualcosa che vi fa stare male.

 

 

Adesso tiriamo un po’ di conclusioni.

Spero che questo termometro vi possa essere utile per capire l’intensità dei vostri stati d’animo e anche quanto questi sono invadenti.

Il vuoto appare come uno stato di sconforto complesso. Un mix esplosivo di tristezza, delusione, impotenza, pessimismo che caratterizza alcune fasi della nostra vita.

Sentimenti di questa tipologia accompagnano le persone dopo/durante momenti difficili e/o periodi di crisi.

Il sentimento di mancanza è un campanello di allarme. È importante imparare a riconoscerlo perché ognuno di voi ne ha uno diverso dentro di sé.

Il mio è diverso da quello di Francesca che è diverso da quello di Elisa e Paola e via dicendo..

Ognuno dovrebbe costruire il suo termometro del vuoto per comprendersi e ascoltarsi in profondità.

Tutte le emozioni e sensazioni che sperimentiamo raccontano qualcosa di noi.

E come ogni racconto importante va letto con attenzione.

 

Inizia a costruire il tuo termometro per combattere il senso di vuoto, e se avrai bisogno di qualche chiarimento scrivimi!

AUTORE: Dott.ssa Chiara Lepri

 

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Dott.ssa Chiara Lepri

Psicologa Psicoterapeuta specializzata nel trattamento di quadri ansiosi – depressivi in adolescenti, giovani adulti, adulti stessi e donne over 50. Coordinamento di progetti riabilitativi ed interventi psicoeducativi, rivolti a minori e giovani adulti disabili di lieve e media gravità, sia sul territorio fiorentino che emiliano.

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