DEPRESSIONE ADOLESCENTI: COVID

DEPRESSIONE ADOLESCENTI COVID
Settembre 28, 2020
Categoria: DEPRESSIONE

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Il covid: una lente di ingrandimento sui nostri adolescenti

Recenti ricerche sembrano confermare l’incremento di un trend depressivo nei nostri ragazzi già prima dell’avvento del covid.

DEPRESSIONE ADOLESCENTI COVID

Prima del covid: Secondo precedenti indagini Istat del 2015 – 2017 la depressione è il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia superino i 2,8 milioni coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015. Nel 2016 circa 800mila persone dai 18 anni in su si sono rivolti alle Asl distrettuali per un consulto psichiatrico.

Insomma, i disturbi psichiatrici sembrano essere in crescita tra i nostri ragazzi. In questo scenario (che non appare fra i più rosei) fa capolino anche la pandemia. In molti ritengono che essa possa non aver avuto conseguenza alcuna sull’equilibrio dei nostri ragazzi ma credo sia importante sottolineare che il costo psicologico di certi eventi è raramente trascurabile.

Tutti gli eventi che provocano cambiamenti radicali in poco tempo hanno un potenziale traumatico da non sottovalutare.

Sarebbe bello affermare che i traumi non hanno conseguenza alcuna sull’equilibrio individuale … ma purtroppo non è così! Ormai da anni sappiamo che eventi traumatici hanno il talento di tirar fuori (slatentizzare) le nostre fragilità o patologie che beatamente latitavano nel nostro inconscio.

In altre parole gli scossoni psicologici possono far emergere psicopatologie che neanche sapevamo di avere (e che era meglio fossero restate nel sottobosco).

Ecco come si è modificata la situazione con l’avvento del covid.

Molti psicologi affermano che il distanziamento sociale sia iniziato un decennio fa, ben prima dell’avvento del Covid. La diffusione di smartphone e social media ha avuto un notevole impatto sulle relazioni interpersonali, favorendo le distanze fra individui. Una mia giovane paziente mi riferì che i cuoricini su whatsapp non si spezzano come quelli veri … quindi … emoticon tutta la vita!

Il distanziamento sociale è iniziato anzitutto per proteggere la propria incolumità emotiva … ben prima di quella fisica.

Ricapitolando. Il distanziamento sociale esisteva già prima dell’avvento del Covid, solo che non era forzato! Ma questo distanziamento non è a costo zero. Il prezzo in alcuni casi è consistito in sintomatologie quali: depressione, ansia, noia ed insofferenza per i limiti sociali imposti. I risultati sembrano indicare i giovani come maggiormente colpiti psicologicamente dalla pandemia. Addirittura avrebbero la probabilità tripla di ammalarsi di depressione nel prossimo futuro … e l’effetto potrebbe concretizzarsi fino a nove anni più tardi.

In definitiva, sembra esserci una forte associazione tra solitudine e depressione nei giovani, sia nell’immediato sia sul lungo termine.

Possiamo quindi affermare che il Covid ha dato la mazzata finale su una situazione già precaria? Purtroppo si.

E adesso cosa facciamo??

Il distanziamento sociale c’era anche prima dell’avvento del Covid. Questa pandemia ha semplicemente accelerato alcune dinamiche emotive pre – esistenti.

Sottoscrivo che attribuire solo la colpa alla tecnologia suona un po’ come uno “scarica barile”. La complessità in questo campo è infinita e molto soggettiva, ma ogni scalata parte da piccoli passi iniziali.

Come possiamo quindi noi poveri genitori a contrastare questa tendenza che sembra inesorabile? Non si può del tutto. Ma molto si può comunque fare!

  • Anzitutto salvaguardando alcuni spazi “smart-free” in casa. Non sarà risolutivo ma insegnerà anzitutto ai ragazzi a usare il cellulare con maggiore cognizione di causa e non in automatico in qualsiasi momento che il segnale concede qualche tacchetta. Cerchiamo quindi di NON proibire ma quantomeno regolare gli spazi concessi alla tecnologia.

  • Smettiamo una buona volta con i “ai nostri tempi”. I ragazzi sanno bene che nella preistoria, quando dovevamo provarci con la compagna di classe che ci piaceva, dovevamo tentare approcci che visti al giorno d’oggi sembrano più anacronistici del duplex. Come dimenticare la mano sulle spalle al cinema, telefonare a casa sperando nella clemenza del padre, letterine imbarazzanti ecc. Non sarà giudicando severamente la realtà attuale che i ragazzi si allontaneranno dallo smart-phone.

  • La tecnologia “compensa” la relazione faccia a faccia che talvolta viene vissuta come minacciosa. Esatto, l’intimità viene percepita da tanti ragazzi come potenzialmente dannosa. Educhiamo i bambini fin da piccoli al valore dell’intimità, della relazione profonda e di quanto essa possa essere importante. Certo la relazione intima presenta anche delle controindicazioni (ciascuno di noi ha sofferto per amore o per amicizie sbagliate). Possiamo tuttavia dire che gli aspetti positivi nella relazione sono maggiori (di gran lunga!) rispetto ai negativi.

  • Infine … diamo il buon esempio! Incoraggiare i ragazzi a relazionarsi in modo non schermato dai social suona vuoto come una campana a morto se non viene seguito da un buon esempio! Ho visto in mille occasioni genitori che appena avevano pochi istanti a disposizione si collegavano al loro fedele smartphone. Da chi dovrebbero prendere esempio i nostri ragazzi?

Questo articolo vuole solo attivare riflessioni e attenzione verso la nostra gioventù. Sfruttiamo questa pandemia come un’occasione. Una lente di ingradimento per comprendere le emozioni, già precarie prima, dei nostri adolescenti.

AUTORI: Dott.ssa Chiara Lepri ,  Dott. Matteo Marini

Dott.ssa Chiara Lepri

Psicologa Psicoterapeuta specializzata nel trattamento di quadri ansiosi – depressivi in adolescenti, giovani adulti, adulti stessi e donne over 50. Coordinamento di progetti riabilitativi ed interventi psicoeducativi, rivolti a minori e giovani adulti disabili di lieve e media gravità, sia sul territorio fiorentino che emiliano.

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