BULLISMO

Maggio 4, 2020
Categoria: AUTOSTIMA , BULLISMO

Sono sempre rimasto colpito dalla capacità di dare nomi differenti a fenomeni analoghi. Il caso del bullismo ne è un esempio lampante.

  • Chiamiamo nonnismo i soprusi nelle caserme
  • Chiamiamo mobbing i soprusi sul posti di lavoro
  • Chiamiamo bullismo i soprusi a scuola o che comunque coinvolgono bambini o adolescenti

 

Rimane il fatto che il problema cambia locazione ma rimane con caratteristiche similari ovunque si presenta. Certamente ciò che accomuna tutte queste voci è il fatto che c’è uno (o più) carnefici e una (o più) vittime.

Nelle scuole il bullismo è veramente un problema tutt’ora molto comune e purtroppo molto più lesivo di quanto non si sospetti. Molto spesso le conseguenze di questo odioso fenomeno sono infatti sottovalutate. Questa lunga e continua tortura costituisce un vero e proprio ripetuto trauma a carico della vittima che, anche a distanza di anni, soffrirà degli effetti devastanti di questa pratica.

Gli effetti sugli individui sono infatti paragonabili a traumi veri e propri. L’effetto lesivo del bullismo non sarà determinato quindi da un unico evento traumatico; sarà caratterizzato invece da uno sciame di piccole azioni denigratorie che piano piano andranno a:

  • scardinare le difese
  • minare le sicurezze
  • ledere l’autostima

 

Nel complesso, il bullismo può essere diviso in tre categorie:

  • fisico (picchiare, spintonare, costringere la vittima a fare qualcosa)
  • verbale (insulti, prese in giro)
  • indiretto o relazionale (si manifesta attraverso l’esclusione dal gruppo dei pari, al punto che la vittima viene isolata)

 

Sfatiamo inoltre una serie di favole sul bullismo, come ad esempio che i soggetti bullizzati sono “sfigati” o incapaci. Moltissime personalità hanno dimostrato grandi capacità anche se da giovani sono stati vittime di bullismo (Steven Spielberg, Barack Obama, Bill Gates ecc.).

Anche il fatto che i bulli siano tutti maschi è inesatto. Si è assistito a molte aggressioni fisiche o verbali anche fra le ragazze.

Se tuttavia in molti si chiedono quali sono le conseguenze nel breve periodo non altrettanti si chiedono di quelle nel lungo periodo. In altre parole il soggetto bullizzato quale fardello si porterà dietro una volta adulto? Numerosi studi hanno evidenziato è che anche una volta finite le scuole il bullismo rimane nella testa sottoforma di sgradito ospite.

Le conseguenze più comuni sono le seguenti:

  • Disturbi d’ansia, quasi come se l’ex bullizzato avesse la percezione che  da un momento all’altro potesse rivivere tutto. In certi casi sarà come in un perenne uno stato di allerta.
  • Frequente ansia, rimuginazione o attacchi di panico.
  • Ego malconcio. Esatto, l’ego strapazzato dai bulli di turno rischia non rimettersi mai del tutto. Il soggetto non avrà quindi una grande stima di se stesso.
  • Depressione. In certi casi il bullismo potrebbe trasformarsi in un disturbo depressivo.

 

Questa breve lista evidenzia proprio l’importanza di non trascinarsi dietro il problema del bullismo, è importante agire quanto prima mettendo in campo più risorse possibili. Nei prossimi articoli saranno quindi trattate una serie di azioni per contrastare il bullismo.

Dott. Matteo Marini

Coordina dal 2015 i 19 psicologi scolastici e i 4 educatori dell’associazione Sinodia. Lo staff lavora in diverse scuole di secondo grado in Toscana tanto che negli anni hanno lavorato su una popolazione di più di 15.000 studenti. Le attività prevalenti dell’associazione Sinodia sono le seguenti: gestire gli sportelli di ascolto, la peer education, gli incontri con i genitori, il bullismo ecc. E’ autore di quattro libri (Manuale di Psicologia Sgarbata, Fucking Monday, Happy Worker, Uno Psicologo alle superiori). Fa parte del gruppo di lavoro di psicologi scolastici dell’Albo degli Psicologi della Toscana nel quale ha l’opportunità di confronto costante con specialisti del settore della psicologia scolastica. Si occupa da 20 anni di formazione, sia in contesti scolastici, che privati sia in realtà complesse come il lavoro con i drop-out in situazioni problematiche di matrice familiare, di dipendenza o marginalità sociale. Insegna in Master e corsi professionali delle Università di Siena e Firenze.

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