ANSIA. ATTACCHI DI PANICO

Agosto 19, 2020
Categoria: ANSIA

Cosa ci sta dicendo un attacco di panico?

Come Paola, ascoltando la sua ansia, ha smesso di subire l’indifferenza del marito.

“Stavo cucinando come ogni giorno, poi il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata, non mi sono sentita più le gambe, ho iniziato a sudare e sentivo un macigno sul petto che mi impediva di respirare. Mio figlio ha chiamato l’ambulanza, sono volata al pronto soccorso convinta essere nel bel mezzo di un infarto ma il mio cuore stava bene. Mi hanno detto che si era trattato di un attacco di panico”, dice Paola (nome di fantasia), 62 anni.

Tanti primi colloqui iniziano partendo da un sintomo e quando si parla di ansia, in particolare di attacchi di panico, i sintomi sono talmente ingombranti che spesso diventano i protagonisti del colloquio. Sono sintomi fastidiosi e che fanno paura. Per questo motivo la richiesta del cliente è spesso quella di eliminare i sintomi per “tornare a stare come prima”. Comprensibile. Tuttavia, le cose sono un po’ più complesse di come possono apparire.

Il primo errore che vedo commettere a molte persone, tra cui Paola, è infatti questo:

– vedere i sintomi dell’ansia solo come un problema da eliminare e che viene spesso gestito con le ben note “goccioline”. Peccato che l’ansia sia una messaggera (un po’ pesante, verissimo) che viene a segnalarci che uno o più bisogni importanti per noi non sono soddisfatti.

Quello che però molti fanno è di ignorare il messaggio, prendere le “goccioline” e continuare la vita che stavano facendo senza comprendere cosa l’ansia stia loro dicendo. Il risultato è spesso che la dose di farmaco via via aumenta oppure esce fuori qualche altro sintomo.

Altrettanto frequentemente accade, come del caso di Paola, che alla domanda: “c’è qualcosa che non va in questa fase della sua vita?” la risposta sia: “no, non è successo niente di grave”.

Poi andando avanti, scopro che Paola, è sposata da 30 anni e vive un matrimonio in cui, da dopo la nascita del terzo figlio il marito ha iniziato a trattarla con sempre maggiore indifferenza. Lei non si è mai permessa reagire comportamenti che la ferivano perché nel corso della sua vita aveva imparato tre cose:
– “Non mi devo mai arrabbiare”
– “Non sono capace di esprimere la mia opinione nelle discussioni”
– “Da sola non sono capace di fare molto, ho bisogno che gli altri facciano e decidano per me; se mi arrabbio rischio di litigare e di essere lasciata sola”.

Il risultato è stato che l’indifferenza del marito è cresciuta con il tempo, sono diventate sempre di più le situazioni in cui si sentiva “calpestata” e “non considerata” e in cui aveva imparato a non reagire.

Per affievolire la frustrazione aveva iniziato a giustificare il marito dicendo a sé stessa che si comportava così perché era “stanco dal lavoro”; che il suo carattere era sempre stato quello e se lo amava doveva accettarlo così com’era. Ovviamente gli “alibi” non fanno che peggiorare la situazione.

Nel percorso fatto insieme, Paola è riuscita a comprendere una cosa fondamentale:
– Il suo non reagire era una scelta che aveva una conseguenza precisa nella “dinamica dell’indifferenza”. Il marito aveva capito che poteva dire o fare qualunque cosa e che lei non si sarebbe mai ribellata.

Comprendere di avere un ruolo attivo, le ha fatto guardare la sua situazione da una prospettiva diversa riconoscendosi la possibilità di avere una scelta su come comportarsi.

Spesso, nelle relazioni vediamo l’altro come unico responsabile del problema ma si perde di vista il nostro ruolo nell’alimentare circoli viziosi.

In seguito, Paola è riuscita a comprendere che:
– la rabbia è un messaggero importante che ci aiuta a capire quando ci sentiamo prevaricati
– la rabbia poteva essere espressa in modo non aggressivo

Oggi Paola ha finalmente imparato a reagire, dicendo a suo marito di non accettare alcuni suoi comportamenti; è riuscita a esprimerlo senza bloccarsi, senza piangere e senza avere paura. “Non lo avevo mai visto abbassare gli occhi e restare in silenzio”.

Quando abbiamo riflettuto sul suo nuovo modo di stare nella relazione con il marito mi ha detto che si sentiva finalmente più serena, forte e che l’ansia era quasi scomparsa.

Se vuoi conoscere altre storie su come le persone hanno superato le loro difficoltà, seguici su Tortuga’s e se c’è bisogno … ci saremo

AUTORE: Dott.ssa Luisa Fossati

 

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Dott.ssa Luisa Fossati

Luisa Fossati psicologa del lavoro psicoterapeuta. Da oltre 10 anni si occupa di psicodiagnostica. Consulente aziendale e formatrice, aiuta le persone a definire piani di azione per la propria realizzazione personale e professionale. Lavora con le coppie per la gestione costruttiva dei conflitti. Pratictioner EMDR, si occupa di psicotraumatologia e superamento dei blocchi personali. Autrice di numerosi articoli a carattere scientifico e divulgativo.

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Commenti

2 Commenti

  1. Avatar

    Salve,
    Io soffro di depressione da 30 anni.
    Mi sto curando, ma ogni tanto mi sento star male insensata
    La pressione sale il medico mi ha dato delle medicine in gocce.
    Quando passa mi sento rinascere.
    Saluti

    Rispondi
    • Dott. Matteo Marini

      Buonasera, il fatto che si stia curando è fondamentale. Chiaramente è molto importante tenere sempre aggiornato il suo medico sul suo stato di benessere e malessere. Potrebbe, se vuole, pensare di affiancare il percorso medico a un percorso psicologico con un/a professionista della sua città. Un caro saluto.

      Rispondi

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